Una volta c’era il sito web. Sì, quello pieno di “gif” animate e testo che sbatteva da destra verso sinistra e viceversa. Un sito con un linguaggio di programmazione sporco, graficamente spartano, ma comunque funzionante e funzionale. Poi è nato il web 2.0.
La figura del grafico pubblicitario: il graphic designer
ll grafico pubblicitario, o graphic designer in inglese, è in genere un libero professionista (freelance) che opera e collabora con aziende per migliorarne la comunicazione visiva, gli aspetti psicologici e funzionali di una campagna pubblicitaria e, non meno importante, la realizzazione di una presentazione o di un messaggio pubblicitario per mezzo di supporti e programmi informatici.
La figura del grafico web: il web designer e web architect
Quando un grafico pubblicitario si occupa di realizzare un layout, ovvero la struttura visiva di un sito web, esso cambia la tipologia di figura professionale in web designer.
La figura del programmatore web: il web master, web engineer e web developer
Il programmatore web deve sapersi muovere con dimestichezza e flessibilità tra le competenze di natura tecnologica e le conoscenze di programmazione, nonché su tutto ciò che concerne il mondo telematico di internet.
Curiosità e aspetti di vita quotidiana di un grafico pubblicitario
La leggenda narra di un’agenzia pubblicitaria che aveva un solo cliente, il quale capiva esattamente il valore della pubblicità e per questo non sindacava mai sulle decisioni dell’art director o contrastava mai i creativi che lavoravano fino a venti ore al giorno per lui. Una leggenda, appunto.
«Ha detto mio cugino»
Faccio il grafico pubblicitario e il programmatore web (a tempo perso). Se posso, non faccio un cazzo. Vivo nel mio mondo casa, lavoro e un po’ di amici. Ho serie difficoltà a rapportarmi con il prossimo, specialmente se mi chiede “che lavoro fai?“. Se sono in mezzo a molte persone, vado in paranoia e comincio a odiarle tutte.
Ignoto
Un astronauta si aspetta di affrontare l’ignoto, addirittura ci spera, diventa una bramosia, ed è questo che ti dà la spinta iniziale: il momento dell’incontro con l’estremo sconosciuto; ma poi, quando vieni quassù e ti trovi a confrontarti con migliaia di miglia in assenza di luce, i tuoi sogni diventano realtà e insomma è allora che realizzi che tu sei…